Facciamo chiarezza sul nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo

Facciamo chiarezza sul nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo

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Dopo mesi di attesa il 23 settembre è stato reso noto il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, presentato il giorno dopo al
parlamento europeo davanti alla Commissione Libertà civili, Giustizia e Affari Interni da parte Vice Presidente Margaritis Schinas e dalla Commissaria Ylva Johansson.

Il pacchetto é corposo, prevede una comunicazione, 5 proposte legislative e altri 4 strumenti nn legislativi.

Abbiamo sempre invocato una gestione europea dei flussi migratori, un’equa ripartizione delle responsabilità tra i Paesi membri, denunciando da anni l’inadeguatezza e l’inefficienza delle attuali politiche europee che hanno messo a dura prova soprattutto i Paesi di frontiera come l’Italia.
Il Nuovo Patto cerca dunque di dare risposte alle sfide poste dal fenomeno migratorio e prevede una serie di interventi nelle politiche riguardanti asilo, immigrazione, rimpatrio, protezione delle frontiere esterne, lotta altraffico di migranti e le relazioni con i principali paesi terzi di origine e transito. La tabella di marcia per l’implementazione del Nuovo Patto prevede altre numerose azioni da parte della Commissione europea fino al 2023.

Le proposte legislative presentate verranno ora esaminate dal Parlamento e dal Consiglio che dovranno giungere ad un accordo affinché il nuovo quadro proposto dalla Commissione possa diventare realtà ed essere messo inpratica.
Nelle more, le regole in vigore in tema di asilo e migrazione rimangono quelle attuali, compreso il testo del regolamento di Dublino adottato nel 2013.

Dopo aver cominciato ad esaminare le proposte legislative, corre l’obbligo di chiarire alcune inesattezze e smorzare, purtroppo, i facili entusiasmi di chi credeva che l’Europa avesse già eliminato il regolamento di Dublino e trovato la giusta soluzione alla complessa gestione dei flussi migratori.

Il Commissario Schinas ha paragonato il nuovo patto ad un edificio a tre piani:

  • il primo piano è quello di una maggiore collaborazione con paesi terzi di origine e transito;
  • il secondo piano è quello del rafforzamento della gestione dei confini esterni;
  • il terzo piano è quello della solidarietà per gli Stati membri che devono fronteggiare i flussi migratori.

In linea di massima quale sarà l’iter per valutare la posizione di chi arriverà in Europa?

La novità introdotta dal nuovo patto consiste nella creazione di procedure rapide ed integrate che iniziano con uno screening pre-ingresso che comprenderà l’identificazione, i controlli sanitari e di sicurezza, il rilevamento delle impronte digitali e la registrazione nella banca dati Eurodac. Dovrebbe essere effettuato vicino alle frontiere esterne per un periodo massimo di 5 giorni.
Al termine dello screening si prospettano tre strade: si può negare ingresso, si può procedere con esame della domanda di protezione internazionale o si avvia la procedura di rimpatrio.
Per stabilire quale sia il paese competente per l’esame della domanda di protezione internazionale si fa riferimento ad alcuni criteri e, se non applicabili, come avveniva per il regolamento di Dublino, sarà lo Stato membro di primo ingresso ad essere responsabile dell’esame della domanda.

Nel caso in cui il paese di primo ingresso sia soggetto a forte pressione o rischio di un suo aumento o situazione di crisi o forza maggiore, scatta con diverse modalità la solidarietà degli altri paesi (che possono manifestarla o con ricollocamento o con sostegno al rimpatrio o altro supporto operativo e logistico).

Ciò che appare chiaro, già ad una prima lettura, è che si è cercato di trovare un compromesso tra le esigenze dei Paesi di primo ingresso e i muri issati da quei Paesi europei che si sono sempre opposti a qualsiasi tipo di gestione europea del fenomeno migratorio.

Pur riconoscendo la volontà di dare una soluzione europea, i dubbi, le ambiguità e i nodi da sciogliere sono tanti in questa nuova proposta.E’ sicuramente un positivo inizio istituzionalizzare un meccanismo di solidarietà che preveda un ricollocamento automatico dei richiedenti asilo salvati in mare in seguito a operazioni di


ricerca e salvataggio. D’altro canto però è ancora poco chiaro che peso avrà sui paesi di primo ingresso l’introduzione di nuove procedure obbligatorie quali lo screening preventivo e la procedura di frontiera; non è chiaro nemmeno, da un punto di vista strettamente pratico , dove verranno alloggiate le persone in attesa dell’espletamento della
Procedura di frontiera o in attesa di essere rimpatriate, ci si chiede se dovranno essere creati nuovi hotspot con conseguenti rischi che possano ripetersi casi come quello accaduto di recente a Moria.
Stiamo studiando attentamente le proposte legislative e le eventuali implicazioni, e su questa pagina, attraverso dei video continuerò ad aggiornarvi, cercando di essere più chiara possibile. Ho intenzione di condividere con voi tutti i dubbi e le proposte che avremo per migliorare questa proposta.