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Il Regolamento Procedure: i punti della proposta

Illustriamo nel dettaglio i vari passaggi previsti dalla Commissione Europea per la richiesta di asilo all’interno dell’Unione. Obiettivo: velocizzare le pratiche, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali delle persone che hanno bisogno di protezione internazionale

 

 

Diritti Fondamentali

La proposta della Commissione Europea sulla procedura comune di protezione internazionale nell’Unione si ispira ai principi e diritti riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, Convenzione di Ginevra del 1951, Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e da quella sui diritti del fanciullo. Particolare attenzione viene data ai soggetti vulnerabili (minori, specie se non accompagnati, e donne che hanno subito violenze).

 

Due sono gli obiettivi principali di questa proposta: da un lato velocizzare i tempi per comprendere chi ha diritto e chi non alla protezione internazionale, attraverso la semplificazione, armonizzazione ed applicazione di una procedura in tutti gli Stati membri, e, dall’altro, garantire il rispetto dei diritti fondamentali.

Vediamo ora, punto per punto, cosa prevede la proposta della Commissione.

 

1) Tempistiche

Tra i vari Stati membri ci sono grandi differenze nel trattamento delle richieste di asilo, tanto che tra aprile 2015 e aprile 2016 la metà dei casi è rimasta pendente per oltre sei mesi. Per questo, la Commissione Europea intende uniformare il sistema a partire dalle tempistiche.

Il momento iniziale della procedura é rappresentato dalla domanda di asilo, cioé dal momento in cui il cittadino di un Paese terzo o un apolide manifesti la volontà di ricevere protezione internazionale da uno Stato membro dell’Unione. La domanda deve essere registrata immediatamente, o comunque non oltre i tre giorni lavorativi, e, successivamente, entro dieci giorni lavorativi dalla data in cui è stata registrata, il richiedente deve presentarla in maniera formale. Dopo tre giorni lavorativi dalla presentazione della domanda, viene rilasciato al richiedente un documento che attesta la sua condizione di richiedente e che, però, non rappresenta un documento di viaggio.

Discorso diverso per i minori non accompagnati, per i quali le tempistiche dipendono dalla nomina del tutore e dall’incontro tra quest’ultimo e il minore stesso.

Per consentire l´efficace funzionamento  del sistema, gli Stati membri devono predisporre le risorse necessarie e, in ogni caso, l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (EASO) può dare loro assistenza tecnica e operativa ai fini di una gestione efficiente delle domande, in modo che siano rispettati i termini temporali delle procedure.

In particolare, la proposta di regolamento sulle procedure prevede:

– una procedura ordinaria  con termine di sei mesi, prorogabile di tre mesi per i casi complessi.

– una procedura accelerata, con termine di due mesi;

– una procedura di frontiera, con termine di quattro settimane.

Nei casi di inammissibilità, per il trattamento della domanda é previsto il termine di un mese. In questo ultimo caso, però, se l’inammissibilità si basa sul fatto che il richiedente arriva da un primo Paese di asilo (cioè un Paese terzo che ha già garantito al migrante l’asilo secondo quanto previsto dalle regole internazionali) o da un Paese terzo sicuro (cioè un Paese terzo con cui il migrante ha un legame, ad esempio familiare, e che può garantirgli la protezione internazionale secondo le regole internazionali), per il trattamento della domanda è previsto un termine di dieci giorni lavorativi.

 

2) Diritti e obblighi dei richiedenti

La procedura prevede che il richiedente chieda protezione nello Stato membro di primo ingresso e che collabori con le autorità competenti, innanzitutto dando loro ogni informazione per poter appurare la sua identità (fotosegnalamento, rilevazione impronte digitali ecc.) e, in secondo luogo, fornendo ogni elemento necessario e richiesto per l’esame della domanda. Tra gli obblighi, c’è anche quello di rimanere nello Stato membro così come quello di presentarsi e di dare comunicazione di quanto gli venga richiesto durante la procedura. Laddove uno degli obblighi non venga rispettato, la domanda può essere respinta, mentre, se il richiedente si sposta in un altro Stato membro, la sua domanda viene trattata con procedura accelerata.

Dall’altro lato, lo Stato membro deve informare il richiedente sulla procedura che verrà seguita, sui suoi diritti e obblighi, sull’esito dell’esame e sulla possibilità di impugnazione.

 

3) Garanzie procedurali

La proposta della Commissione garantisce al richiedente asilo:

  • il diritto ad avere un legale gratuitamente (gli Stati membri possono negarlo nel caso in cui il richiedente abbia sufficienti mezzi economici per coprire le spese di una assistenza legale o quando la sua domanda o ricorso abbiano scarse possibilità di successo o nel caso di domande reiterate);
  • il diritto ad essere ascoltato in un colloquio personale sull’ammissibilità o sul merito della domanda;
  • il diritto ad essere assistito da un interprete;
  • il diritto ad avere tempo sufficiente per prepararsi insieme al suo avvocato;
  • il diritto a presentare, in sede di colloquio, tutti gli elementi per motivare la sua domanda e spiegare eventuali incongruenze.

Per questo il colloquio personale, che viene registrato, deve svolgersi in condizioni che garantiscano la riservatezza e con personale competente e formato. Al richiedente e al suo legale, inoltre, viene riconosciuta la possibilità di accedere alla registrazione e al verbale del colloquio anche prima della decisione.

 

4) Minori

Particolari garanzie procedurali vengono previste dalla proposta della Commissione per le categorie vulnerabili come, ad esempio, nel caso dei minori, in particolare di quelli non accompagnati. Viene stabilito che l’interesse superiore del minore è il principio preminente e che, per questo, non dovrebbero essere applicate in questi casi la procedura accelerata e la procedura di frontiera.

Ogni minore ha diritto a un colloquio personale e ad avere un tutore, che viene definito non oltre i cinque giorni lavorativi dal momento in cui il minore fa domanda. Per una maggiore garanzia dei minori, inoltre, non verrà affidato a uno stesso tutore un numero eccessivo di minori e ci sarà un sistema di controllo delle prestazioni dei tutori.

 

5) Procedura accelerata e procedura di frontiera

La proposta della Commissione rende obbligatoria la procedura d’esame accelerata:

  • quando il richiedente rilascia dichiarazioni palesemente incoerenti o false;
  • quando induce in errore le autorità con informazioni false;
  • quando proviene da un paese di origine sicuro;
  • quando la domanda è chiaramente impropria (ad esempio perché viene fatta per ritardare o impedire l’esecuzione di una decisione di rimpatrio o perché il richiedente non ha chiesto protezione internazionale nello Stato membro del primo ingresso irregolare o nello Stato membro in cui è presente legalmente o perché, a esame della domanda in corso, ha fatto domanda in un altro Stato membro o si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno).

La procedura di frontiera resta, invece, facoltativa e, se non viene presa nessuna decisione entro quattro settimane, il richiedente ha il diritto di entrare nello Stato membro.

Per entrambe le procedure, vengono garantiti al richiedente i diritti al colloquio personale, all’interpretazione e all’assistenza legale gratuita.

 

 

6) Ammissibilità delle domande

Prima di determinare quale Stato membro sia responsabile dell’esame della domanda, il primo Stato membro in cui è stata fatta richiesta di protezione internazionale deve esaminarne l’ammissibilità e, quindi, valutare l’esistenza o meno della provenienza da un Paese terzo sicuro o da un primo Paese di asilo. Una indagine che, secondo la proposta della Commissione, non deve durare più di dieci giorni lavorativi. Se si accerta la provenienza da tali Paesi, la domanda può essere considerata inammissibile. Inoltre, la domanda viene respinta per inammissibilità  quando è reiterata senza nuovi elementi o quando è palesemente infondata.

Anche durante la procedura di ammissibilità, però, vengono riconosciuti al richiedente i diritti al colloquio personale, all’interpretazione e all’assistenza legale gratuita.

 

7) Domande reiterate

Una domanda reiterata è quella fatta da uno stesso richiedente in un qualsiasi Stato membro dopo che una sua precedente domanda è stata respinta. Quando viene ripresentata la domanda, dunque, si cerca di capire se ci siano nuovi elementi rispetto a quella precedente. Nel caso non ce ne siano, viene respinta per inammissibilità. La proposta della Commissione, però, prevede che il richiedente deponga una memoria scritta e faccia un colloquio personale (evitabile nel caso in cui la memoria scritta non presenti elementi di novità). Nel caso di esame preliminare delle domande reiterate non si prevede la tutela legale gratuita.

 

8) Paese terzo sicuro

I casi in cui la protezione può essere ottenuta in un paese terzo, risultante primo Paese di asilo o Paese terzo sicuro, permettono di dichiarare inammissibile la domanda fatta in uno Stato Membro. Ripetiamo i concetti: il primo Paese di asilo è un Paese terzo che ha già garantito e può ancora garantire al richiedente l’asilo secondo quanto previsto dalle regole internazionali; il Paese terzo sicuro è un Paese terzo dove esiste la possibilità per il richiedente di godere di protezione in virtù delle norme sostanziali della convenzione di Ginevra. In caso una domanda venga decisa negativamente in base al concetto di Paese terzo sicuro, l’impugnazione sospenderà la decisione negativa e determinerà lo stand-by del rimpatrio. Non c’è il medesimo effetto sospensivo se la decisione negativa è basata sul concetto di primo Paese di asilo.

Proprio per appianare le varie differenze tra le definizioni di Paese terzo sicuro, la Commissione propone un elenco europeo comune dei Paesi terzi sicuri, valido in tutti gli Stati membri.

Discorso a parte per il Paese di origine sicuro, che permette di trattare la domanda con procedura accelerata e, in caso di decisione negativa, l’impugnazione da parte del richiedente non comporta l’effetto sospensivo del rigetto. Anche in questo caso, la Commissione ha proposto (già nel 2015) un elenco comune in tutta l’Unione dei Paesi di origine che è possibile considerare come sicuri.

 

9) Diritto al ricorso

Come regola generale, viene permesso al richiedente di rimanere nello Stato membro sia fino alla scadenza dei termini per presentare il ricorso, nel primo grado di impugnazione, che fino all’esito del ricorso. Infatti, in un numero limitato di casi l’effetto sospensivo dell’impugnazione può non essere automatico (quando la domanda è respinta con decisione negativa per manifesta infondatezza o per infondatezza, nei casi sottoposti a procedura d’esame accelerata o a procedura di frontiera, oppure per inammissibilità, nei casi in cui il richiedente proviene da un primo paese di asilo o ha reiterato la domanda, oppure quando la domanda è respinta per ritiro esplicito o per rinuncia del richiedente).Tant’è che entro un mese dall’impugnazione, il richiedente deve avere l’autorizzazione a rimanere nel territorio dello Stato membro. Per tutto questo tempo gli vengono garantiti l’assistenza legale, l’interpretazione e il tempo necessario per preparare e presentare l’istanza. Nel caso di ulteriori impugnazioni, però, non si garantisce più il diritto a rimanere.

 

10) Revoca della protezione internazionale

La Commissione propone di rafforzare il riesame dello status di rifugiato. Ad esempio, propone di introdurre riesami sistematici e periodici per verificare che ci siano ancora i criteri per avere tale status. Il riesame deve essere fatto:

  • ogni volta che ci siano cambiamenti importanti nel Paese d’origine del rifugiato;
  • al primo rinnovo del permesso di soggiorno per rifugiati;
  • al primo e al secondo rinnovo per chi beneficia di protezione sussidiaria.

Quando viene meno il bisogno di protezione, le autorità revocano, fanno cessare o rifiutano di rinnovare lo status. Dal momento, però, che il riesame è periodico, si garantisce al rifugiato la possibilità di esporre la propria situazione in un colloquio personale, l’interpretazione e l’assistenza legale gratuita.

 

Questi, in sintesi, i punti della proposta della Commissione europea di Regolamento che stabilisce una procedura comune di protezione internazionale nell’Unione, il cosiddetto Regolamento procedure.

A completezza dell’informazione, aggiungiamo che la Commissione propone di conservare per dieci anni (a decorrere dalla decisione definitiva) i dati raccolti durante la registrazione, la presentazione della domanda e durante il colloquio personale, così da avere un termine di paragone nel caso di domande reiterate e nel riesame. Nel momento in cui, però, un cittadino con protezione internazionale ottenga la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione, i suoi dati vengono cancellati dal sistema Eurodac (ovvero il database europeo che raccoglie le impronte digitali dei richiedenti asilo).

Inoltre, a due anni dall’entrata in vigore della proposta e poi ogni cinque anni, la Commissione si propone di fare al Parlamento Europeo una relazione sullo stato della applicazione del regolamento. Ciò significa che gli Stati membri saranno tenuti a trasmettere le informazioni necessarie alla Commissione e alla Agenzia dell’Unione europea per l’asilo che dovrà monitorare l’osservanza del regolamento da parte degli Stati membri.