Il tema della metro leggera Cosenza – Rende – Unical continua ad animare il dibattito dell’area urbana

Il tema della metro leggera Cosenza – Rende – Unical continua ad animare il dibattito dell’area urbana

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Il tema della metro leggera Cosenza – Rende – Unical continua ad animare il dibattito dell’area urbana, un dibattito condito talvolta da amarezza perché l’opera non si realizzerà più con i fondi europei e, mi spiace constatarlo, di inesattezze. Nelle intenzioni di chi si avventura in riflessioni sul tema, ritrovo spesso la volontà di individuare un responsabile del fallimento di quel Grande progetto che avrebbe dovuto collegare la città capoluogo, al Comune di Rende e, quindi, ad uno dei cuori pulsanti dell’economia di questa vasta area: l’Università della Calabria.

Personalmente e in maniera assolutamente erronea vengo, mio malgrado designata, da chi evidentemente ha poca destrezza fra ripartizioni di competenze ed i poteri istituzionali, fra coloro che avrebbero una qualche responsabilità.

Chiarisco sin da subito che sì, faccio parte di una forza politica, il Movimento 5 stelle, che a livello territoriale ha da sempre affiancato i comitati civici schierati contro la realizzazione della metro leggera. Le motivazione di tale contrarietà sono legate alla sostenibilità economica di tale progetto destinato a cambiare l’assetto urbano di due comuni. Ho sempre pensato che anziché la realizzazione di una metropolitana, che avrebbe rappresentato solo una ulteriore voce di debito nei bilanci dei due Comuni, sarebbe stato meglio destinare quei fondi per altre azioni. Lo stesso finanziamento poteva essere infatti indirizzato, conformemente al regolamento del Consiglio 1303/2013, quindi evitando la “perdita” dei fondi, a progetti di mobilità sostenibile e innovativa, quale quella ibrida o elettrica; la realizzazione di sistemi di trasporto a basso impatto ambientale; l’efficientamento e il rinnovamento del parco mezzi utilizzato.

Le mie, così come quelle di tantissimi cittadini e comitati, erano proposte rivolte alla sola autorità in grado di prendere qualsiasi decisione in merito: la Regione Calabria. 

Sì, perché un parlamentare europeo, a questo punto è bene ribadirlo, non ha il potere di bloccare, rimodulare o chiedere un finanziamento europeo per la realizzazione di un’opera. 

Il Grande progetto della metro presentava gravissimi ed evidenti ritardi, imputabili certamente alle amministrazioni, regionale e comunali, non certo alle pacifiche proteste dei cittadini e tanto meno alle mie interrogazioni alla Commissione europea. Proprio attraverso le risposte alle mie interrogazioni sono venute alla luce le reali intenzioni della Regione Calabria; i ritardi sul progetto hanno costretto l’autorità di gestione del Por Calabria a comunicare alla Commissione la volontà di ritirare il Grande progetto metrotranvia Cosenza-Rende-Unical. Comunicazione che avviene alla fine di febbraio 2020 quando l’autorità di gestione scrive alla Commissione che i costi stimati sono aumentati di ulteriori 60 milioni di EUR. Tale aumento mette in discussione la redditività economica del progetto sulla base delle valutazioni effettuate nel 2012. In quella stessa comunicazione, l’autorità di gestione riferisce alla Commissione europea che l’attuazione del progetto risente di gravi ritardi e che, quindi, intende ritirarlo. 

I calabresi apprendono tale volontà della Regione Calabria solo a maggio 2020, grazie alla risposta all’ennesima mia interrogazione sul tema. Siamo in piena prima ondata della pandemia da Covid-19 e non si è a conoscenza del destino della dote finanziaria, circa 160 milioni di euro,  messa a disposizione per la realizzazione del progetto stesso. Vi è la possibilità di spostare le risorse dei Fondi strutturali, quindi anche le somme non spese per la metro, destinandole a tre priorità fondamentali per far fronte all’emergenza e alle relative ripercussioni economiche: la spesa sanitaria, il sostegno ai regimi di riduzione dell’orario lavorativo e il sostegno al capitale circolante delle piccole e medie imprese. Il rischio che si corre è quello di perdere il finanziamento. Lancio dunque la proposta di rimodulare i fondi in questa direzione. La mia rimane una proposta, ritengo di assoluto buon senso, ma tale è.

La Regione Calabria porrà nero su bianco tutte le proprie inefficienze, i ritardi e incapacità amministrativa nella spesa dei fondi europei nella “Proposta per la revisione del Por Calabria fesr-fse 2014-2020 del 20 ottobre 2020”. Nel paragrafo di informativa sullo stato di attuazione dei Grandi Progetti scrive fra l’altro: “l’Autorità di Gestione, con la nota prot. n. 88669 del 28/02/2020 –tenendo conto dei ritardi accumulati nella fase di approvazione della progettazione esecutiva e della sopravvenuta criticità finanziaria che, di fatto, rendono elevata la probabilità che l’intervento non possa essere completato entro i termini di ammissibilità della spesa -ha manifestato l’intenzione di voler avviare le attività volte al ritiro del suddetto progetto e prevedere misure alternative che consentano di porre in sicurezza il programma”.

Questo per dire che se un merito e non una colpa, va riconosciuto al mio ruolo di parlamentare europeo, è quello di aver portato alla luce, attraverso le mie numerose interrogazioni, quanto si faceva, meglio scrivere non si faceva, nei Dipartimenti regionali deputati all’avanzamento dell’iter per la costruzione dell’opera.

Tanto dovrebbe bastare per ripristinare in qualche modo la verità dei fatti, ma soprattutto per aiutare chi nella strenua ricerca di un responsabile continua a guardare e soprattutto ad indicare nella direzione sbagliata.