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COMMISSIONE LIBE

Anche questo mese le principali attività trattate in commissione Libe hanno riguardato le politiche d’asilo ed immigrazione, il contrasto al terrorismo, criminalità organizzata e riciclaggio, protezione dei dati personali e lo scambio di informazioni tra stati membri attraverso sistemi di informazione europei. Continua il dibattito sulla situazione dei migranti in Libia e delle corresponsabilità dell’UE e dell’Italia. Nello scambio di opinioni con il prefetto Mario Morcone, il ministero dell’Interno

Italiano, tutte le nostre domande sono rimaste senza risposta.  Il Governo di Al-Sarraj riceve i nostri soldi ma non controlla il suo territorio. Il controllo è appaltato direttamente o indirettamente a milizie in lotta con altre milizie, gruppi che gestiscono anche il traffico dei migranti e da cui dipende l’aumento o la diminuzione degli sbarchi in Italia.

Poichè non esiste una sola autorità riconosciuta in Libia, quando si dice che stiamo addestrando la Guardia costiera libica, chi stiamo pagando e addestrando esattamente? Quale territorio libico, quale tratto di mare viene controllato e da chi? In Libia, l’Italia e l’Unione europea stanno facendo la guerra ai trafficanti o ai migranti?  Chi controlla e gestisce i centri di detenzione in Libia? Anche quei centri ricevono soldi dall’Italia e dall’Unione Europea?

Continuano i lavori sui files che riguardano la riforma del CEAS (Sistema Europeo Comune di Asilo). In particolare si è discusso sulla proposta che sostituisce la direttiva qualifiche con un regolamento che fissa norme uniformi per il riconoscimento delle persone bisognose di protezione e i diritti concessi ai beneficiari di protezione internazionale. Anche se la direttiva qualifiche stabilisce i criteri che devono soddisfare i richiedenti per avere diritto all’asilo e alla protezione sussidiaria, e i diritti delle persone che beneficiano di tali status, i tassi di riconoscimento risultano ancora divergenti tra gli Stati membri e manca altresì una convergenza per quanto riguarda le decisioni sul tipo di status di protezione concesso da ciascuno Stato membri. Le politiche degli Stati membri variano anche notevolmente per quanto riguarda la durata dei permessi di soggiorno e l’accesso ai diritti. Pertanto si cerca di armonizzare con regolamento l’intera disciplina.

La LIBE e la commissione Econ (che si occupa dei problemi economici e monetari), congiuntamente, hanno licenziato la relazione che riguarda la proposta di regolamento  relativo ai controlli sul denaro contante in entrata o in uscita dall’Unione. Vengono previsti controlli sulle persone che entrano o escono dall’UE con contanti o preziosi di importo pari o superiore a 10 000 EUR o che inviano tale importo come pacco postale o merce. Le autorità potranno intervenire in caso di importi inferiori rispetto alla soglia di 10 000 EUR per cui è prevista la dichiarazione doganale, qualora vi siano sospetti di attività criminale, nonché di migliorare lo scambio di informazioni fra autorità e Stati membri. Come già spiegato, la proposta estende la definizione di “denaro contante” all’oro e ad altri beni preziosi nonché alle carte di pagamento prepagate non collegate a conti finanziari, che al momento non sono oggetto di normale dichiarazione doganale.

Un’altra relazione votata in LIBE ha riguardato la  proposta di regolamento relativa all’Agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (eu-Lisa). L’ Agenzia eu-LISA è attualmente responsabile della gestione operativa di alcune banche dati (sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II), del sistema d’informazione visti (VIS) e dell’Eurodac). Per consentire la condivisione delle informazioni tra i sistemi  e permettere alle diverse banche dati di “parlarsi” tra di loro, sono stati previsti nuovi compiti per l’Agenzia. Oltre a rendere interoperabili i sistemi di informazione, l’ Agenzia avrà il compito di sviluppare e gestire nuovi sistemi attualmente oggetto di discussione in Libe: il sistema di ingressi/uscite (EES) per una gestione modernizzata delle frontiere esterne e il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS) per raccogliere anticipatamente informazioni sui viaggiatori esenti dal visto nell’UE. Continuano i lavori anche sul rapporto riguardante i miglioramenti del sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali (ECRIS) per potenziare lo scambio di informazioni tra Stati membri sui cittadini di paesi terzi condannati.

Altro tema trattato in Libe ha riguardato pa proposta di regolamento concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell’Unione, nonché la libera circolazione di tali dati (regolamento (CE) n. 45/2001), mirante ad allineare le norme esistenti, che risalgono al 2001, con le nuove e più severe norme stabilite dal regolamento generale sulla protezione dei dati del 2016. Il fine è quello di fornire un quadro di protezione dei dati solido e coerente nell’Unione.

La Libe ha approvato il nostro rapporto (con relatore Ignazio Corrao) in merito ad alla proposta di direttiva sulla lotta al riciclaggio. Questo provvedimento è particolarmente importante per facilitare la cooperazione penale in Europa e contrastare le attività transfrontaliere delle organizzazioni criminali. Il riciclaggio del denaro sporco nelle economie legali dei diversi Stati membri dell’Unione europea è un fatto che testimonia la nuova pelle delle mafie. Quindi servono regole nuove e più efficaci per combatterle.

Nel testo  è previsto anche il divieto di candidarsi alle cariche elettive per i condannati per riciclaggio e si estende la confisca ai familiari dei criminali che sono deceduti nel corso del processo per assicurare che gli eredi non possano godere dei proventi dei reati.

Abbiamo applicato alla lettera gli insegnamenti di Giovanni Falcone che diceva: “segui i soldi e troverai la criminalità organizzata”. Le organizzazioni criminali vanno sradicate nella loro fonte di finanziamento che è la loro risorsa più preziosa. Questo testo è stato discusso e votato insieme ai cittadini nella piattaforma Rousseau.

L’obiettivo perseguito dalla proposta di direttiva è:

1) stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni inerenti al riciclaggio di denaro.

2) eliminare gli ostacoli alla cooperazione giudiziaria e di polizia a livello transfrontaliero introducendo disposizioni comuni al fine di migliorare l’indagine sui reati connessi al riciclaggio di denaro.

3) allineare le norme dell’UE agli obblighi internazionali, in particolare quelli derivanti dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato e sul finanziamento del terrorismo.

4) rafforzamento della confisca che viene permessa anche in assenza di condanna definitiva dei proventi delle attività criminali in caso di morte dell’accusato per evitare che questi passino agli eredi.

 

 

dicembre 2017

COMMISSIONE JURI

 

La riunione del 7 dicembre 2017 della commissione giuridica, l’ultima dell’anno, è cominciata, in seduta congiunta con la commissione affari costituzionali (AFCO) con uno scambio di vedute sull’interpretazione e l’implementazione dell’accordo interistituzionale sul legiferare meglio (c.d. Better Law Making). Ma di cosa si tratta? A norma dell’articolo 295 TFUE, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione possono concludere accordi interistituzionali per stabilire le modalità di cooperazione. Tra questi accordi vi era quello del 2003 sul tema “Legiferare meglio”, che è stato sostituito il 13 aprile 2016 da un nuovo accordo stipulato dalle tre istituzioni europee. Con l’obiettivo di garantire un’elevata qualità della legislazione, il nuovo accordo contiene disposizioni relative alle varie fasi del ciclo di elaborazione delle politiche, tra cui la programmazione, l’attività legislativa e l’attuazione. Successivamente alla stipula di siffatto accordo le commissioni JURI ed AFCO hanno deciso di creare un gruppo di lavoro comune sull’interpretazione e l’implementazione dello stesso, nell’ottica di preparare dei rapporti di iniziativa in materia. Nel corso della riunione odierna si è appunto discusso del possibile contenuto del futuro report.

Subito dopo la JURI ha approvato, definitivamente (essendosi conclusi i negoziati interistituzionali), il progetto di raccomandazione concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell’Unione europea, del trattato di Marrakech volto a facilitare l’accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa. Il trattato di Marrakech , adottato il 27 giugno 2013, fa parte del corpus di trattati internazionali sul diritto d’autore gestito dall’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI). Il trattato ha una chiara dimensione umanitaria e di sviluppo sociale e il suo obiettivo principale è creare una serie di limitazioni obbligatorie e di eccezioni a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive e con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa. Il trattato è volto a facilitare l’accesso delle persone con disabilità visive e altre disabilità alla lettura di opere in formato accessibile, tutelando nel contempo i titolari dei diritti. A tal fine, il trattato armonizza le deroghe al sistema internazionale dei diritti d’autore e consente lo scambio transfrontaliero di copie in formato accessibile.

Successivamente vi è stata la presentazione dello studio sul tema “Valutazione del valore aggiunto europeo di uno statuto per le imprese sociali e solidali” seguita dall’esame di una proposta di relazione di iniziativa legislativa sul medesimo argomento. Le imprese sociali e solidali associano obiettivi più ampi in materia sociale, ambientale e della comunità a una gestione che segue un modello imprenditoriale. Le loro attività sono varie. In genere, sono impegnate nella fornitura di servizi sociali e servizi di inserimento lavorativo per i gruppi svantaggiati, ma sembra che vi sia una tendenza comune delle legislazioni nazionali ad ampliare la gamma di attività cui le imprese sociali hanno diritto a partecipare, purché queste siano di interesse generale e/o abbiano un’utilità sociale, per esempio la fornitura di servizi per la comunità, anche nei settori dell’istruzione, della cultura e dell’ambiente. L’economia sociale e solidale dà lavoro a oltre 14 milioni di persone, ossia a circa il 6,5 % dei lavoratori dell’Unione e il 10 % delle imprese dell’UE. Negli Stati membri dell’Unione europea le imprese sociali possono assumere una molteplicità di forme giuridiche e status, che spaziano da quelle più tradizionali (vale a dire associazioni, fondazioni, cooperative, mutue, società per azioni) a nuove forme giuridiche esclusivamente concepite per le imprese sociali (vale a dire cooperative sociali in Italia o GmbH in Germania). In ragione di tale diversità e del carattere innovativo di alcune di tali forme giuridiche il relatore Jiri Mastalka (GUE) ha proposto di invitare la Commissione a introdurre a livello dell’UE un'”etichetta sociale europea”, che sarà facoltativa, vale a dire su richiesta delle imprese sociali, e che sarà assegnata a quelle che rispettano una serie di criteri, indipendentemente dalla forma giuridica che esse decidono di adottare in conformità della legislazione nazionale. Questa serie di criteri è definita nel testo della relazione e non è del tutto nuova. Si basa su testi e risoluzioni precedenti delle istituzioni dell’UE. Occorre sottolineare che il concetto di impresa sociale include anche le organizzazioni a scopo di lucro purché la parte più significativa dei benefici venga reinvestita nelle attività dell’organizzazione e destinata al fine sociale.

I lavori sono proseguiti con l’esame degli emendamenti alla proposta di relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva, la seconda opportunità e misure volte ad aumentare l’efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza e liberazione dai debiti, e che modifica la direttiva 2012/30/UE e con l’esame del documento di lavoro, redatto dall’on. Joelle Bergeron, sulla stampa 3D: una sfida per i settori della proprietà intellettuale e della responsabilità civile. La stampa 3D può infatti sollevare questioni specifiche, di carattere legale, etico, sanitario e relative alla sicurezza.

Ciò, per esempio, è particolarmente rilevante per il settore della medicina, in cui fin da ora si pongono diverse questioni relative alla riproduzione degli organi e sono già presenti interrogativi legati all’etica, riguardanti ad esempio la parità di accesso alla sanità e le sfide del settore. Le problematiche correlate alla sicurezza rivestono un’importanza fondamentale, soprattutto per la produzione di ricambi per automobili, parti aeronautiche o di armi da fuoco.

La stampa 3D rischia anche di agevolare gli atti di contraffazione compiuti non soltanto dai singoli, che potrebbero fruire dell’eccezione per la realizzazione di una copia per uso privato, ma anche da reti organizzate che lucrano sulla vendita dei prodotti contraffatti. Ne consegue che, oltre alle già citate implicazioni di carattere etico, si pongono, sul piano giuridico, diverse questioni in materia di responsabilità civile nonché di tutela della proprietà intellettuale che occorre affrontare.

Si è poi discusso del progetto di parere della commissione giuridica destinato alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti dei contratti di vendita online e di altri tipi di vendita a distanza di beni. La presente proposta, unitamente alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale, nell’intenzione della Commissione europea, ha lo scopo di contribuire a favorire la crescita attraverso la creazione di un autentico mercato unico digitale, a beneficio sia dei consumatori che delle imprese, eliminando le principali barriere legate al diritto contrattuale che ostacolano gli scambi transfrontalieri.

Subito dopo vi è stato uno scambio di opinioni sul tema del pluralismo e della libertà dei media nell’Unione europea, oggetto di un report di cui è relatrice l’on. Hautala (VERDI).

Nel pomeriggio, dopo un workshop sulla direttiva sulla riforma del diritto d’autore, attualmente all’esame del Parlamento, la riunione si è conclusa con l’esame, in camera di consiglio, di alcuni casi di richiesta di revoca dell’immunità parlamentare di deputati europei.