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COMMISSIONE LIBE:

Anche in questo mese, molte delle attività svolte in LIBE hanno riguardato le politiche europee di asilo, immigrazione e gestione delle frontiere. Con tutti gli strumenti a nostra disposizione si continua a portare avanti la battaglia per il superamento del principio del primo paese di ingresso e l’introduzione di un meccanismo automatico di ricollocamento che distribuisca tra tutti gli Stati membri le responsabilità che riguardano la gestione dei flussi provenienti dal mediterraneo. Se la gestione dei flussi fosse avvenuta con piena cooperazione e solidarietà tra tutti gli Stati membri, non ci ritroveremmo a parlare di emergenza, di sfide, di sanzioni. Il fallimento di questa Unione europea è rappresentato oggi dal fatto di dover imporre la solidarietà e pensare a sanzioni per chi non rispetta gli obblighi derivanti dal principio di equa ripartizione delle responsabilità. Il meccanismo di emergenza a sostegno dell’Italia e della Grecia che prevede il ricollocamento di 160.000 richiedenti asilo si conferma fallimentare. Ad oggi dall’Italia ne sono stati ricollocati poco più di 5.700 ed entro fine settembre questo meccanismo dovrebbe concludersi. Vi sono Paesi come l’Austria, la Polonia, l’Ungheria che non hanno accolto nessun richiedente asilo nè dall’Italia nè dalla Grecia. Vogliamo che il ricollocamento continui e soprattutto vogliamo che ogni Stato membro si prenda le proprie responsabilità.  Soccorrere vite umane è un obbligo così come combattere la mafia che si nasconde dietro gli sbarchi. Chiediamo anche chiarezza sulle fonti di finanziamento di alcuni attori coinvolti nelle operazioni di salvataggio, comprese alcune ONG che operano in Italia e Grecia. Quelle che si occupano di immigrazione hanno ricevuto circa 48 milioni di euro dall´UE nel 2015. Si è tenuta la prima riunione politica, dopo una serie di riunioni tecniche tenute insieme alla Commissione europea e ai relatori ombra in merito al regolamento sulla procedura comune di asilo di cui sono relatrice. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di capire le diverse priorità dei relativi gruppi in seno al parlamento europeo rispetto alla proposta della commissione e alle modifiche da noi avanzate. Come sapete, da alcuni mesi stiamo lavorando sulla proposta di regolamento che stabilisce una procedura comune di protezione internazionale al fine di  migliorarla e renderla più efficace, chiara e breve. Gli emendamenti del M5S sui diversi aspetti della proposta (colloquio, minori, procedura accelerata, Paesi terzi sicuri, riesame, domande reiterate, respingimento domande, ricorsi, rinvio, ecc.) sono stati oggetto di specifici resoconti pubblicati sulla mia pagina web che invito a visitare per maggiori approfondimenti ( http://www.ferraralaura.eu/regolamento-procedure-alcuni-emendamenti-del-movimento-5-stelle/ ). Sono stati complessivamente 1596 gli emendamenti presentati e che saranno oggetto di esame. Tra i numerosi dibattiti in materia di immigrazione e asilo, rilevanti sono stati quelli in merito alla ricollocazione e reinsediamento , al “sistema basato sui punti di crisi (hotspot approach)” come risposta dell’UE alla crisi dei rifugiati e la reintroduzione dei controlli alle frontiere di alcuni Stati membri. Fallendo l’obiettivo di aiutare Italia e Grecia con  ricollocazioni dei richiedenti asilo da questi due paesi di primo arrivo in altri Stati membri e prevedendo l’apertura di nuovi hotspot in Italia (compresa la Calabria) per l’identificazione, registrazione e la valutazione in prima facie di chi ha diritto alla protezione internazionale, è emerso ancora più chiaramente il rischio di far diventare l’Italia un campo profughi dove bloccare i migranti che qui sbarcano. Si sono conclusi i lavori riguardanti la banca dati “Eurodac” (dove vengono raccolte impronte digitali e immagine del volto di richiedenti asilo e coloro che attraversano irregolarmente le frontiere esterne), la cui finalità è quella di contribuire all’attuazione del regolamento di Dublino fornendo i dati che consentano di determinare lo Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale. Sono stati affrontati i problemi inerenti al terrorismo, criminalità organizzata, corruzione, criminalità informatica e dei relativi mezzi di sostegno e si è discusso su come  rafforzare le difese e creare resilienza contro tali minacce. Per quanto riguarda la corruzione,è stata illustrata una relazione che fotografa la situazione in Europa ed individua gli aspetti che meritano maggiore attenzione, evidenziando le buone pratiche cui potrebbero ispirarsi altri paesi. Un dato significativo è che il fenomeno interessa tutti gli Stati membri e costa all’economia europea circa 120 miliardi di euro all’anno. Agevolare lo scambio di informazioni e la cooperazione operativa tra gli stati membri aiuta a migliorare le capacità nazionali nel combattere quei fenomeni che minano la sicurezza interna degli Stati europei. Strumenti e mezzi quali le squadre investigative comuni, il mandato di arresto europeo e l’assistenza giudiziaria reciproca a sostegno delle autorità nazionali nella raccolta e nello scambio di informazioni e prove, consentendo una più efficace azione di contrasto. In questo quadro, le agenzie dell’UE del settore della giustizia e degli affari interni, come Europol ed Eurojust, dimostrano di svolgere ruolo centrale nell’agevolare l’attuazione del mandato di arresto europeo e dell’ordine europeo di indagine utili a contrastare forme di criminalità grave ed organizzata che operano in Stati diversi e hanno ormai carattere transfrontaliero. Particolare preoccupazione desta la criminalità informatica, in aumento. I crimini informatici possono prendere di mira persone, enti pubblici o private e coprono un’ampia gamma di reati, compresi la violazione della privacy, la violazione del diritto d’autore, la pedopornografia, l’incitamento all’odio online, la diffusione di notizie false con intento doloso, i reati finanziari e la frode nonché i sistemi di interferenza illecita. In qualità di relatrice ombra ho seguito i lavori che riguardano la proposta di regolamento sull’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust). La lotta alla criminalità organizzata e lo smantellamento delle organizzazioni criminali sono una sfida continua in Europa ed Eurojust ha il compito di agevolare il  coordinamento e la cooperazione tra le autorità nazionali responsabili delle indagini e dell’azione penale nei casi che coinvolgono più Stati membri.  Nella proposta di regolamento viene definite la struttura, il funzionamento, la sfera d’azione, i compiti di Eurojust e le relazioni con la costituenda Procura Europea.  Poiché la Procura europea avrà la competenza condivisa e non esclusiva per i reati lesivi degli interessi finanziari dell’Unione, occorrerà evitare conflitti di competenze ed allineare la proposta di regolamento riguardante Eurojust a quella della della Procura europea, oggetto di un altro rapporto parlamentare in cui sono relatrice ombra.

Un altro argomento interessante che continua ad essere oggetto dei lavori della Libe riguarda  i sistemi carcerari e le condizioni di detenzione. Le carceri d’Europa sono prossime alla saturazione della loro capacità d’accoglienza. Ci sono 1 600 324 persone detenute in Europa nel 2014, cifra che include sia le persone incarcerate dopo la condanna sia quelle che si trovano in detenzione cautelare e in attesa di giudizio. Molteplici sono i problemi che riguardano la detenzione, dalla vetustà delle strutture penitenziarie, alla mancanza di cure e controllo medico, alla violenza tra detenuti, ma anche tra detenuti e personale penitenziario, personale molto spesso sottodimensionato e scarsamente considerato. Le risorse dedicate alla preparazione del reinserimento e al monitoraggio socio-giudiziario a favore del reinserimento dei detenuti sono troppo spesso trascurate in taluni Stati membri al punto che il tasso di recidiva e di nuova incarcerazione può raggiungere oltre il 50 % nei 5 anni successivi all’uscita dal carcere. Occorre quindi incoraggiare lo sviluppo di un accompagnamento educativo e sociale propedeutico alla liberazione dei detenuti nonché un monitoraggio socio-giudiziario successivo alla detenzione, onde consentire una migliore gestione della pena, la riuscita del reinserimento sociale e una riduzione del rischio di recidiva.

COMMISSIONE JURI: Nel mese di maggio la commissione JURI si è riunita due volte. La riunione del 3 maggio si è aperta con l’audizione dei candidati selezionati per il ruolo di presidente del secondo board di appello dell’Ufficio europeo per la Proprietà Intellettuale. A seguire è stata presentata la proposta di parere sull’applicazione delle disposizioni del trattato relative ai parlamenti nazionali, vi è stato un o scambio di vedute sul dossier relativo alla base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società e su quello relativo al test della proporzionalità prima dell’adozione di una nuova regolamentazione delle professioni. In conclusione di giornata sono stati affrontati, come di consueto alcuni casi di immunità parlamentare.

Il giorno successivo si è svolto un incontro con la Commissaria alla Giustizia Vera Jourova, nell’ambito del dialogo strutturale tra Parlamento e Commissione europea. Subito dopo è stato votato il report di iniziativa sull’attuazione delle fusioni e scissioni transfrontaliere ed il parere sulle piattaforme online e il mercato unico digitale.  Dopo i voti si è aperto il dibattito sugli emendamenti presentati alla proposta di relazione recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme minime comuni di procedura civile nell’Unione europea nonché sugli emendamenti proposti alla relazione di iniziativa recante raccomandazioni alla Commissione concernenti i termini di prescrizione per gli incidenti stradali.

La riunione si è conclusa con un’audizione di esperti sul diritto d’autore e sulla proposta di regolamento che stabilisce norme relative all’esercizio del diritto d’autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici. Si tratta di una proposta legislativa molto importante che muove dalla considerazione che le tecnologie digitali facilitano la distribuzione e l’accesso alle opere e ad altro materiale protetto e il 49% degli internauti europei ha accesso a musica, contenuti audiovisivi e giochi online. Nonostante la crescente varietà di servizi online, anche grazie ai grandi investimenti di emittenti e di fornitori di servizi di ritrasmissione nello sviluppo di servizi digitali e online per la distribuzione di programmi radiofonici e televisivi, i programmi delle emittenti spesso non sono disponibili online per i cittadini europei che vivono in altri Stati membri. Inoltre, la gamma di canali televisivi e radiofonici di altri Stati membri offerta dai servizi di ritrasmissione non è la stessa in tutta l’UE. Gli organismi di diffusione radiotelevisiva trasmettono quotidianamente notiziari, documentari, programmi culturali, politici o di intrattenimento prodotti dagli organismi stessi o le cui licenze vengono acquistate presso terzi. Tali programmi comprendono una varietà di contenuti protetti come opere audiovisive, musicali, letterarie o grafiche. Ciò richiede una complessa gestione dei diritti tra una moltitudine di titolari. Spesso, i diritti devono essere acquisiti in un breve arco di tempo, in particolare per la preparazione di programmi quali notiziari e rubriche di attualità. Al fine di rendere disponibili i propri servizi al di là delle frontiere, gli organismi di radiodiffusione devono disporre dei diritti necessari per i pertinenti territori, il che aumenta la complessità dell’acquisizione dei diritti. Per la radiodiffusione via satellite l’acquisizione dei diritti è stata agevolata dall’applicazione del principio del paese di origine sancito dalla direttiva sulla trasmissione via satellite e via cavo (direttiva 93/83/CEE), che consente alle emittenti di acquisire i diritti soltanto in uno Stato membro. La suddetta direttiva non si applica quando un’emittente acquisisce i diritti per i propri servizi online. Gli operatori di servizi di ritrasmissione, che aggregano un numero elevato di canali televisivi e radiofonici in pacchetti, incontrano difficoltà per l’acquisizione di tutti i diritti necessari a ritrasmettere i programmi radiotelevisivi degli organismi di diffusione radiotelevisiva. La direttiva sulla trasmissione via satellite e via cavo prevede un sistema di gestione collettiva obbligatoria per la ritrasmissione via cavo delle trasmissioni radiotelevisive di altri Stati membri. Questo sistema, che facilita l’acquisizione dei diritti, non copre i servizi di ritrasmissione forniti con mezzi diversi dalla trasmissione via cavo attraverso reti di comunicazione elettronica chiuse, come i servizi IPTV (TV/radio su reti IP a circuito chiuso). Gli operatori di tali servizi di ritrasmissione devono pertanto far fronte a pesanti oneri in termini di acquisizione dei diritti per poter fornire i propri servizi, in particolare quando ritrasmettono trasmissioni radiotelevisive di altri Stati membri.

Ciò premesso, la proposta di regolamento in questione, sostanzialmente, intende promuovere la fornitura transfrontaliera di servizi online accessori alle trasmissioni e agevolare la ritrasmissione digitale su reti chiuse di programmi radiofonici e televisivi di altri Stati membri mediante l’adeguamento del quadro giuridico dell’Unione. Affrontando le difficoltà connesse all’acquisizione dei diritti, essa intende creare – almeno nell’auspicio della Commissione – le condizioni che permettono alle emittenti e agli operatori di servizi di ritrasmissione di offrire un più ampio accesso ai programmi televisivi e radiofonici in tutta l’UE. Di conseguenza, la presente proposta intende promuovere l’accesso degli utenti a un maggior numero di programmi televisivi e radiofonici di altri Stati membri, per quanto riguarda sia i servizi online accessori degli organismi di diffusione radiotelevisiva sia i servizi di ritrasmissione. La proposta introduce un approccio comune nell’Unione pur mantenendo elevato il livello di protezione dei titolari dei diritti. In tal modo essa contribuisce al funzionamento del mercato interno come spazio privo di frontiere interne. Naturalmente, come quasi sempre capita, ci sono molti dubbi da chiarire e non mancano le criticità sollevate soprattutto dai titolai dei diritti d’autore, a partire dai produttori cinematografici e discografici. Il mercato dei prodotti televisivi si basa infatti su un principio cardine del diritto d’autore ovvero il principio di territorialità. Mettere in discussione tale principio attraverso l’estensione a tale settore del principio del paese d’origine (in relazione all’esercizio del diritto d’autore) – principio presente nella direttiva sulle trasmissioni via cavo e via satellite, rischia – secondo gli oppositori della proposta – di fare saltare l’equilibrio di un mercato che funziona molto bene garantendo circa 7 milioni di posti di lavoro in Europa. D’altro canto però, si ritiene che con il nuovo regolamento verrà semplificata la gestione dei diritti d’autore e connessi in ambiente digitale e si favorirà la circolazione di opere e contenuti all’interno di un mercato digitale che si vuole unico ed interconnesso. Ciò avrebbe ricadute favorevoli innanzitutto sui consumatori ma favorirebbe anche la concorrenza e la creazione di nuovi servizi. Per quanto ci riguarda il dossier è seguito dalla collega Isabella Adinolfi.

Ed è proprio su quest’ultimo argomento che si è aperta la seconda riunione del mese della JURI, svoltasi i giorni 29 e 30 maggio. Il relatore, l’eurodeputato socialista tedesco Tiemo Wolken, ha infatti presentato la propria relazione sulla proposta di regolamento che stabilisce norme relative all’esercizio del diritto d’autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici. Successivamente è stata esaminata la proposta di parere inerente alla proposta di direttiva sulla lotta al riciclaggio di denaro mediante il diritto penale, ma vi è anche stato uno scambio di vedute sul dossier riguardante il regolamento sulla ePrivacy, la cui competenza principale spetta alla commissione LIBE, ma in relazione al quale la JURI dovrà produrre un parere. Inoltre vi è stato uno scambio di vedute sul report di iniziativa, affidato alla deputata socialista Rozière sulla protezione dei whistleblowers e di cui io sono relatrice ombra. La giornata si è conclusa con la discussione, in camera di consiglio, di alcune controversie legali che coinvolgono il parlamento europeo nonché, more solito, di alcuni casi di ri9chiesta di revoca dell’immunità parlamentare di deputati europei.

La giornata del 30 maggio si è aperta con la riunione congiunta delle commissioni ECON e JURI, nel corso della quale è stata approvata la relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sull’imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali. Si tratta, in pratica, della proposta di direttiva che mira a disciplinare la rendicontazione paese per paese sui dati fiscali delle società. Una disciplina che costituisce un elemento chiave nella lotta contro l’evasione e l’elusione fiscale internazionale. La crescente mobilità e le dimensioni sempre piú europee o internazionali delle attività economiche richiedono una maggiore trasparenza dei conti delle società come prerequisito di una forte e solida governance societaria e per rafforzare la responsabilità sociale delle imprese.

Attualmente i cittadini non possono utilizzare i bilanci pubblicati dalle società per sapere se le multinazionali operano nella loro giurisdizione fiscale. Al di là delle questioni fiscali e di sostenibilità degli obiettivi perseguiti dalle imprese, la direttiva in discussione potrebbe costituire altresì uno strumento per rafforzare i diritti dei lavoratori all’informazione ed alla consultazione. La rendicontazione pubblica rafforza il dialogo e promuove la fiducia reciproca con le aziende in quanto mostra la reale situazione contabile delle società, rendendo sempre più consapevoli gli azionisti, inclusi i dipendenti, della condizione effettiva della società in questione. La questione della rendicontazione paese per paese era già stata affrontata di recente nell’ambito della riforma dei diritti degli azionisti, del cui dossier io ero relatrice ombra.  Il relatore Sergio Cofferati, allora propose, e noi condividemmo la proposta, di introdurre tale rendicontazione pubblica. A quel punto la Commissione UE decise di presentare una specifica proposta di modifica della direttiva sui bilanci delle società, che è stata approvata, con il nostro voto favorevole, proprio nel corso di questa riunione.

La JURI ha anche approvato, il 30 maggio, la relazione recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme minime comuni di procedura civile nell’Unione europea, la relazione di iniziativa recante raccomandazioni alla Commissione concernenti i termini di prescrizione per gli incidenti stradali, il parere destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e alla commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione da parte dell’Unione europea della convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica ed il parere sull’applicazione delle disposizioni del trattato relative ai parlamenti nazionali. È stato altresì approvato l’accordo raggiunto in sede di negoziati interistituzionali (c.d. trilogo) che mira ad implementare all’interno dell’Unione  il trattato di Marrakech volto a facilitare l’accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa. L’incontro si è concluso con un hearing sulle conseguenze giuridiche della Brexit.

Territorio:

Riprende il tour dei Comuni impegnati nelle elezioni amministrative di Giugno, nel mese di maggio ho partecipato e supporto le numerose iniziative portate avanti dalle liste certificate del M5S: a tal fine sono ritornata più volte a Luzzi oltrechè a Catanzaro, Paola e Villa San Giovanni.

Ho partecipato insieme a tutti gli attivisti del MoVimento 5 Stelle alla marcia Perugia- Assisi per affermare il diritto al reddito di cittadinanza.

Mi sono poi recata a Firenze dove, nel corso di una manifestazione tenutasi presso la locale Università, abbiamo approfondito i temi dell’immigrazione e del regolamento di Dublino.

Prosegue la nostra battaglia per l’efficientamento del sistema depurativo regionale: attraverso controlli e proposte rivolte alle autorità regionali competenti continuiamo a rivendicare il nostro diritto ad avere mare ed acqua puliti.

Da segnalare, a tal proposito, la conferenza stampa tenutasi a metà mese a Catanzaro in cui, insieme al collega alla Camera dei Deputati Paolo Parentela, abbiamo presentato una Petizione rivolta al Parlamento Europeo finalizzata a chiedere l’intervento delle istituzioni comunitarie per sanare le criticità che affliggono il sistema depurativo regionale; nello stesso contesto abbiamo altresì presentato un nuovo sito internet per restare sempre aggiornati su tutti i dati e le iniziative nel settore depurativo: www.depuriamolacalabria.it

Altresì costante è poi l’attività di orientamento e di informazione sui fondi europei erogata tramite lo Sportello Punto Europa sito presso presso il nostro ufficio territoriale di Cosenza.

Ho incontrato cittadini ed attivisti per raccogliere le loro istanze, proposte e lamentele e portarle direttamente all’interno delle istituzioni Europee.

Infine, anche in questo mese, non sono mancati gli incontri con gli altri membri del Gruppo EFDD e con la delegazione italiana del M5S.

Continuate a contattarmi per le vostre segnalazioni.